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BRIGATE ROSSE

Questa sezione è dedicata alla più grande organizzazione di lotta armata in Italia nel dopoguerra. Nata agli inizi degli anni settanta, da subito palesa dei lati oscuri, soprattutto legati la Superclan di Corrado Simioni e alle infiltrazioni nel gruppo da parte degli uomini di Edgardo Sogno. La storia delle BR è tuttavia  contrassegnata, come tutti i gruppi della lotta armata, da rapimenti e omicidi politici che in un modo o nell'altro segneranno la storia di questo paese. L'apice di questa escalation di violenza sarà il sequestro dell'On. Aldo Moro il 16 marzo 1978, una data che segnerà, con le sue ripercussioni, il quadro politico del paese. Una storia politica complessa, da affrontare con la mente sgombra da da schemi e da pregiudizi per capirne veramente la natura.

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BANDA XXII OTTOBRE

La Banda 22 Ottobre è nata a Genova tra il 1969 e il 1970 ed è di fatto il primo gruppo di lotta armata in Italia. Le prime azioni vengono fatte con la compartecipazione dei GAP (Gruppi d'Azione Partigiana) di Giangiacomo Feltrinelli e sono soprattutto interruzioni di trasmissioni televisive. Quando incominciano a rendersi autonomi mettono a segno il sequestro all'imprenditore edile Sergio Gadolla, che gli frutterà molti milioni di lire e li metterà in grado di approntare una struttura logistica a Genova città e in regione. Tra un attentato incendiario e un'altro tenteranno un nuovo colpo questa volta ai danni del fattorino dello IACP Alessandro Floris, che nel tentativo di rapina rimarrà ucciso. Di fatto la Banda 22 Ottobre dopo questo fatto verrà decimata negli effettivi e finirà la sua parabola politica che continuerà solo nelle aule dei tribunali.

La rabbia e il futuro. Il Gruppo XXII Ottobre a Genova
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L'OPERAZIONE "FRITZ"

e la strage di via Fani

Il 16 marzo 1978, avviene il rapimento di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse. Questo tragico fatto cambierà per sempre, ed in maniera definitiva, il quadro politico dell'Italia repubblicana. In questa sezione andremo a ricostruire passo passo l'azione messa una atto dai brigatisti e probabilmente non solo, scandagliando con il microscopio tutto ciò che componeva lo scenario dell'incrocio tra via Stresa e via Fani. 

Oltre a questo andremo anche a vedere quello che definiamo l'antefatto americano, ovvero le minacce pronunciate nei confronti di Moro dall'allora segretario di stato americano Kissinger.

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L'OMICIDIO DI MARIO AMATO

Il Sostituto procuratore Mario Amato, viene ucciso la mattina del 23 giugno 1980, una settimana prima della strage alla stazione di Bologna, da un commando dei Nuclei Armati Rivoluzionari composto da Gilberto Cavallini e Luigi Ciavardini. Amato viene attinto dai colpi dei neofascisti mentre è alla fermata del bus all'incrocio tra viale Jonio e via Monte Rocchetta nel quartiere del Tufello a Roma. Una vera e propria esecuzione. Amato, trasferitosi a lavorare a Roma negli anni settanta, prosegue il lavoro di indagine fatto dal magistrato Vittorio Occorsio, che anch'esso era stato ucciso, mentre stava indagando sull'estrema destra Roma, sui NAR e su tutte le sue ramificazioni nella Capitale. Tra le cose che era riuscito a scoprire Amato, vi erano i rapporti con la Banda della Magliana e con il criminologo Aldo Semerari e la riproposizione di una convergenza d'intenti con l'eversione di sinistra, teorizzata cani prima da Franco Freda.

Video conferenza a cura dell'Archivio Flamigni

IL PIANO SOLO

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L’ “Espresso“ diretto da Eugenio Scalfari il 17 maggio 1967 pubblicò un articolo dal titolo “ 1964 Segni e de Lorenzo tentarono il colpo di stato “ a firma del giornalista Lino Jannuzzi , che ebbero poi una luminosa carriera. In buona sostanza la stampa affermava che i piani alti dello Stato Italiano, nella fattispecie il Presidente della Repubblica Antonio Segni e il Generale dell’Arma dei Carabinieri ( ex partigiano decorato con la medaglia d’argento al valore militare, ex capo del SIFAR dal 1955 al 1962 ) Giovanni De Lorenzo, usarono lo spauracchio di un colpo di stato militare attraverso un piano denominato “Solo “ per convincere il PSI ad abbandonare alcune riforme considerate troppo di sinistra e a formare un secondo governo guidato da Aldo Moro. Il “ piano Solo “ in questione avrebbe previsto l'occupazione esclusivamente da parte di militari dell’Arma dei Carabinieri di alcuni centri nevralgici dello Stato e di altre istituzioni, il prelevamento di circa 730 soggetti ritenuti pericolosi per lo Stato stesso e il trasporto di tali soggetti presso il Centro Addestramento Guastatori di Torre Poglina nei pressi di Alghero in Sardegna, la quale sarà poi un luogo di addestramento di una delle struttura Stay Behind italiana chiamata Gladio. La lista delle personalità da prelevare sarebbe stata stilata secondo i numerosissimi fascicoli del servizio segreto SIFAR , redatti proprio nel periodo di reggenza dello stesso da parte del Generale Giovanni De Lorenzo, il quale trasse molto giovamento per la sua carriera con tali fascicoli. Nel frattempo, oltre a questa pulizia l’Arma dei Carabinieri avrebbe preso il controllo delle principali istituzioni ed infrastrutture del paese. Il giornalista Lino Jannuzzi nel famoso articolo del 1967 scrisse che Segni, volendo approfittare della crisi di governo per interrompere l’esperienza di centrosinistra, aveva incoraggiato De Lorenzo generale dei Carabinieri ma soprattutto ex capo dei servizio segreti SIFAR su cui manteneva una grande influenza, a predisporre un intervento straordinario per l’ordine pubblico che si configurava come un vero e proprio golpe. Da questo articolo in poi il quadro della vicenda diventa assai confuso, nel senso che le smentite furono molto vigorose, e ci fu la nascita di vari schieramenti; chi difendeva il presidente Segni dicendo che non era assolutamente al corrente del tentato golpe, chi negava la paternità del tutto da parte dell’Arma dei Carabinieri. Lo scandalo fu grande, uno dei primi se non il primo di questa portata per la giovane Repubblica Italiana e impegnò le Camere in ben nove dibatti fra la quarta e la quinta legislatura. Inoltre vennero istituite ben tre commissioni di inchiesta sull'accaduto : una parlamentare, una militare e una ministeriale. 

Di storicamente sicuro c’è che  il 25 marzo del 1964 il Generale De Lorenzo si incontrò con i comandanti delle divisioni dei Carabinieri di Milano, Roma e Napoli per approntare un piano d’emergenza per contenere eventuali disordini, e questo piano avrebbe visto l’esclusiva partecipazione dell’arma dei Carabinieri. La riunione, come altre previste per la preparazione di piani simili che erano però solitamente interforze, fu autorizzata dal Generale Aldo Rossi, Capo di Stato Maggiore della Difesa.  Per la parata del 2 giugno successivo in occasione della Festa della Repubblica vi fu un’affluenza maggiore di militari rispetto al solito. Inoltre durante la parata per la celebrazione dei 150 anni dell’Arma dei Carabinieri, il Generale De Lorenzo fece sfilare la nuova brigata meccanizzata dotata di armamento pesante. Dopo questa sfilata molti effettivi dei Carabinieri si trattennero a Roma fino alla fine del mese successivo, ufficialmente a causa di problemi logistici. Giunsero inoltre nella capitale dei paracadutisti, e sottufficiali esperti in telecomunicazione furono stanziati a Roma e Milano. Il 15 giugno 1964, fatto mai prima accaduto e che non si verificherà mai in seguito per un militare, il Presidente della Repubblica Segni convoca il Generale De Lorenzo nel corso delle consultazioni per la costituzione del nuovo governo. Dopo De Lorenzo venne consultato il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Rossi. Tutto apparentemente fini lì, in quello che fu definito genialmente “ tintinnare di sciabole “ da parte del segretario del Psi Antonio Nenni. Tintinnare di sciabole che piegò i socialisti, impedendo ulteriori riforme sociali e non solo. 

Vero tentativo di golpe o normale piano emergenziale scappato di mano ? O addirittura, come scrisse il giornalista poi ucciso Mino Pecorelli sulle pagine del suo giornale Osservatorio Politico il “Piano Solo “ sarebbe stato da attuare dopo l’omicidio di Aldo Moro ? Inoltre saranno importantissimi per la storia sommersa della nostra Repubblica i famosi dossier del SIFAR, che arriveranno poi nelle mani del venerabile Licio Gelli, che vendette ai servizi segreti italiani una versione falsa di quei dossier per 400 milioni di lire.

Le vicende qui brevemente trattate meriterebbero ben altra narrazione e spazio, a tale scopo consigliamo il fondamentale libro di Mimmo Franzinelli “ Il Piano Solo -I servizi segreti, il golpe, il centrosinistra e il golpe del 1964 – edito da Mondadori.

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